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giovedì 15 agosto 2013

domenica 16 giugno 2013

Moschops

I fossili sono "roba morta e sepolta" e, in molti casi, acquistano un senso ed un valore solo agli occhi del mondo accademico, o di una sua piccola parte, capace di leggerne la complessità. Esistono centinaia di migliaia di specie fossili descritte, miliardi di esemplari, attribuibili ad una range di forme che supera di gran lunga la diversità biologica attuale. Inevitabilmente, chi fa ricerca tende spesso a specializzarsi in ambiti più o meno specifici, pur considerando i comuni strumenti concettuali e tecnologici delle Scienze Naturali. Le ricostruzioni paleoartistiche svolgono di norma un ruolo divulgativo; trasformano un oggetto di studio in un oggetto di meraviglia, capace di affascinare il grande pubblico. Nel tentativo di apparire naturalistiche molte ricostruzioni "in vivo" tentano di sostituirsi al documento fotografico, ricercando una sorta di miraggio iperrealistico, un'illusione ottica quanto più credibile. 

Resta una domanda: per affascinare è necessaria una ricostruzione realistica, fotografica? Al di là del mondo divulgativo, probabilmente, no.

Ne è un esempio "The Moschops" (1999), un cortometraggio animato di Jim Trainor. Malgrado siano evidenti i rimandi all'immaginario scientifico e alla didattica documentaristica, questa opera se ne distacca completamente. Ci presenta un mondo a sé stante, surreale ed inquietante, popolato da animali antropomorfi, in continua trasformazione...

da Broom 1911
da Gregory 1926
Zdenek Burian (1941)
Jim Trainor "The Moschops" (1999) - una breve anteprima

lunedì 10 giugno 2013

Terryl Whitlatch: paleoarte e creature design

Sul blog di David Maas viene segnalata questa interessante intervista a Terryl Whitlatch: PODCAST. Lo studio anatomo-comparativo accomuna illustrazione zoologica, paleozoologica e fantazoologica, senza limiti applicativi.  E' un universo di possibilità, come dimostra la vasta ed incredibile produzione artistica di Terryl. 

"Animals and creatures do not exist in isolation. They require worlds, habitats and planets to roam about in and to live out their lives and adventures in. There is a story and place for every animal."


"The Science of Creature Design" (?agosto 2013)

lunedì 1 aprile 2013

_Gojirasuchus insularis_ Yamane & Berto, 2013 (Elpistostege Day)



"Si sa ancora molto poco degli animali che popolavano il Friuli durante il Triassico. E' come entrare in un mondo inesplorato dove teoricamente si possono scoprire animali totalmente ignoti ed inaspettati. Se, per esempio, conoscessimo tutti i mammiferi viventi tranne quelli australiani, potremmo forse ipotizzare l'esistenza di animali come il canguro e l'ornitorinco?" (fonte: Dalla Vecchia F. M., 2008 "Vertebrati Fossili del Friuli: 450 milioni di anni di evoluzione" Museo Friulano di Storia Naturale, volume n. 50, pp. 304, 279 figs, Udine) 

Il record fossile del Triassico italiano è sorprendentemente ricco. Una serie di nuove scoperte, avvenute nei pressi di Dogna (Provincia di Udine, Friuli-Venezia Giulia), confermano il grande (ed inatteso) potenziale scientifico e geo-turistico di questo patrimonio. Le sorprese non sono certo mancate, negli ultimi anni: la scoperta, ad esempio, di un nuovo genere di grande saurotterige (Dalla Vecchia, 2006), prossimo ai plesiosauri, e di un sito di nidificazione amniote (Avanzini et al., 2007), il più antico al mondo. Due scoperte uniche nel loro genere, per rarità, tipologia e collocazione geocronologica. Il ritrovamento più inatteso è oggetto di uno studio non ancora pubblicato. Fino ad ora, l'unica evidenza nota delle presenza di arcosauri nell'associazione di Dogna era limitata ad un singolo frammento dentario, MFSN 21327, attribuito ad un arcosauro indeterminato. Un semplice indizio, l'inizio di una nuova stagione di ricerca...  

sabato 16 marzo 2013

Ignoto

"Sono sempre stato attratto da certi quesiti riguardanti il passato. Mi affascina la frase non lo sapremo mai. Quale sarà stato il colore degli occhi dell'uomo di Neanderthal? Preferiva la carne di cavallo o di bisonte? I pittori di Lascaux erano autodidatti?... E' anche per questa ragione che è bello disegnare. E' bello immaginare delle risposte a interrogativi che, generalmente, non ne hanno." (Sergio Toppi, 1932-2012)


Sergio Toppi - I Tarocchi delle Origini (2000)

A distanza di alcuni anni da quando Toppi scrisse queste frasi, si è scoperto qualcosa di più (grazie ad analisi paleo-genetiche) sui colori degli occhi di certi Neanderthal. Al di là dei progressi scientifici, le sfumature dell'ignoto continuano a colorare l'immaginazione...

Sergio Toppi - Illustrazione per la rivista Selezione dal Reader's Digest (1998)

sabato 29 dicembre 2012

Creando Terre di Mezzo

Un post per il Bertoz (ogni riferimento a persone, cose o "folkettari" esistenti non è puramente casuale).

Approfitto della concomitanza con il nuovo film di Peter Jackson, "Lo Hobbit" (ispirato al romanzo di Tolkien), per dedicarmi a quella "terra di mezzo" situata tra immaginario "fantasy" ed immaginario preistorico.   In che modo è ammessa una sovrapposizione tra i due mondi? *

San Giorgio e lo Pterodattilo, in una tavola (1868/1873) di Benjamin W. Hakwkins. A livello popolare, draghi e rettili preistorici finivano spesso per sovrapporsi nell'immaginario del tardo Ottocento (ma il fenomeno prosegue oltre, si pensi al moderno creazionismo). --> per approfondimenti: O'Connor, 2012

La questione emerge anche tra gli scritti dello stesso Tolkien. Nei primi anni del Novecento, il tema "preistorico" acquista maggiore popolarità e, in questo contesto, si diffondono alcune tra le prime guide divulgative dedicate alla Storia della Vita. Alcuni di questi volumi sono riccamente illustrati (es. "Nebula to Man", del 1905 - include numerose tavole di Alice Woodward, Joseph Smith e Charles Whymper); un numero crescente di illustratori cominciava a familiarizzare con i soggetti paleontologici. Tra i giovani lettori di quei libri, vi era anche Tolkien:

"I was introduced to zoology and palaeontology (“for children’') quite as early as to Faerie. I saw pictures of living beasts and of true (so I was told) prehistoric animals. I liked the “prehistoric” animals best: they had at least lived long ago, and hypothesis (based on somewhat slender evidence) cannot avoid a gleam of fantasy. But I did not like being told that these creatures were “dragons.” I can still re-feel the irritation that I felt in childhood at assertions of instructive relatives (or their gift-books) such as these: “snowflakes are fairy jewels,” or “are more beautiful than fairy jewels”; “the marvels of the ocean depths are more wonderful than fairyland.” Children expect the differences they feel but cannot analyse to be explained by their elders, or at least recognized, not to be ignored or denied. I was keenly alive to the beauty of “Real things,” but it seemed to me quibbling to confuse this with the wonder of “Other things.” I was eager to study Nature, actually more eager than I was to read most fairy- stories; but I did not want to be quibbled into Science and cheated out of Faerie by people who seemed to assume that by some kind of original sin I should prefer fairy-tales, but according to some kind of new religion I ought to be induced to like science. Nature is no doubt a life-study, or a study for eternity (for those so gifted); but there is a part of man which is not “Nature,” and which therefore is not obliged to study it, and is, in fact, wholly unsatisfied by it." (J. R. R. Tolkien, "On Faerie Stories", 1939)

Il mondo naturale e quello del fantastico affascinano lo scrittore, ma in modo diverso. Entrambi hanno elementi propri, non sovrapponibili. Con questo non si vuole escludere una qualche forma di realismo dal fantastico. Il creatore della Terra-di-Mezzo si era impegnato nel definire i più piccoli dettagli del suo universo alternativo, arrivando persino ad inventarsi (in qualità di esperto linguista e glottoteta) i linguaggi dei popoli da lui descritti. Come sottolineato da alcuni critici, la Terra-di-Mezzo può essere paragonata ad una sorta di fanta-Europa alternativa, intimamente connessa al vissuto del suo creatore. L'attenzione verso i dettagli sembra però sfumare nel caso degli animali immaginari, le cui descrizioni sono spesso molto generiche, forse volutamente. In una lettera del 1958, fu chiesto allo scrittore di precisare la natura della cavalcatura alata dei Nazgûl, azzardando un parallelo con i rettili volanti:

"Pterodactyl. Yes & no. I did not intend the steed of the Witch-King to be what is now called a 'pterodactyl', and often is drawn (with rather less shadowy evidence than lies behind many monsters of the new & fascinating semi-scientific mythology of the 'Prehistoric'). But obviously, it is pterodactylic and owes much to the new mythology, and it's description even provides a sort of way in which it could be a last survivor of older geological eras." ("The Letters of JRR Tolkien", lecter 211, 1958)

Alcuni tra i più imponenti ornitodiri alati (uccelli e pterosauri) ci sono noti solo attraverso resti frammentari (illustrazione: Gregory Paul)

Pteranodon (1905) - Alice Woodward (1862-1951)

venerdì 21 dicembre 2012

Alexis Rockman: saluti all'Antropocene

Tradizionalmente, i volumi dedicati alla storia della biosfera si interrompono con l'alba della civiltà o, se vi piacciono i neologismi di troppo, dell'Antropocene. Come se la classica distinzione preistoria-storia non fosse sufficiente ad isolare le età civilizzate, dal resto della scala temporale. Perché? Perché non ha senso, perché l'Olocene (un'epoca geologica microscopica, essenziale solo dal nostro punto di vista) continua, con o senza la Civiltà. Saluti all'Antropocene.


Alexis Rockman - Untitled, 2004, watercolor and ink on paper, 40 x 26 in.
Alexis Rockman - American Icons /East 82nd Street, 2007, oil on wood, 80 x 68 in.
Alexis Rockman - American Icons / Hollywood at Night, 2006, oil on wood, 64 x 96 in.
Alexis Rockman - American Icons / Disney World II, 2005, oil on wood, 44 x 56 in.
Alexis Rockman - American Icons / Mount Rushmore, 2005, oil on wood, 40 x 32 in.
Alexis Rockman - Future Evolution / Central Park, 1997-98, oil and acrylic on two wood panels, 48 x 80 in.  
Alexis Rockman - Future Evolution / Neozoic Era, 2000, oil, acrylic and digital print on wood, 40 x 60 in.
Alexis Rockman - Untitled, 2004, watercolor and ink on paper, 29 x 40 in.

domenica 2 settembre 2012

La linea dell'immaginario (5) - Muta intelligenza

Il 15 agosto si è spento Harry Harrison (1925-2012), un prolifico scrittore di fantascienza. Vanta di un notevole contributo al genere preistorico (in una sua forma ucronica), il "Ciclo degli Yilanè" (1984-1988 / sito ufficiale). La storia (raccontata in una trilogia) riflette l'immaginario emergente di quegli anni: il dinosauroide antropocentrico di Russell e Séguin (nel caso di Harrison, uno squamato mosasauroide) incontra, o meglio, non incontra il cataclisma K-Pg, e si dà all'ingegneria genetica. Harrison rivela biologia, usi e costumi (linguaggio incluso) delle sue creature, rendendo di maggiore fascino uno scenario altrimenti arido e artificiale, per quanto evolutivamente impossibile (il mondo è popolato anche da uomini e proboscidati, qui originari del Nord America). Ne approfitto per segnalare una splendida illustrazione di Wayne Barlowe, con soggetto la Yilanè (malgrado il discutibile titolo italiano, sono rettili antropomorfi al femminile), che tuttavia non rientra tra le immagini dei romanzi originali (illustrazioni interne di Bill Sanderson, copertine di Gino D'achille - per approfondimenti)

Wayne Barlowe, 1992 (da "The Ultimate Dinosaur" - vedi edizione italiana)
" - Insensate, miserabili creature mute! Voi non sapete niente della bellezza del parlare, della flessibilità del linguaggio, della gioia di chi è coerente. Voi nuotate, pescate, vi scaldate al sole e dormite. Potreste essere morte e non farebbe nessuna differenza. Io stessa, se fossi morta... - Era sveglia, ora. Del tutto sveglia e ben riposata, perchè il suo sonno era stato lungo. Lei non sapeva quanto lungo; sapeva soltanto che molti giorni erano trascorsi, e molte notti. Mentre le onde si allungavano in lenti ventagli di schiuma fino ai suoi piedi, Vaintè ripensò a ciò che era successo e cominciò a comprenderne una parte. Abbandonata, privata del mondo che conosceva, strappata alla sua città, alla sua autorità, al suo rango, lei era stata gettata su quella spiaggia per morire. (...) Lì non c'era niente per lei, non era neppure un posto degno di avere un nome. Quando lo aveva accettato come rifugio era malata. Ora stava bene. Non c'era ragione di restare lì, niente da ricordare, nessuna a cui parlare prima di separarsi. Senza neppure voltarsi a guardare la spiaggia avanzò nell'acqua bassa, si tuffò fra le onde e cominciò a nuotare verso Nord." (tratto dal terzo ed ultimo volume, "Scontro Finale", pubblicato nel 1988 - il titolo originale è "Return to Eden")

Ai futuri sognatori (scrittori provetti o meno), interessati al soggetto, segnalo un recente articolo di Andrea Cau (paleontologo dei vertebrati, nonchè autore di un romanzo fantascientifico), pubblicato nel contesto di un Carnavele scientifico dedicato al celebre progetto SETI ("Search for Extra-Terrestrial Intelligence"). Il provocatorio contributo di Andrea riformula il problema, spostando la ricerca di vita intelligente da un contesto astronomico ad uno geocronologico, essenzialmente terrestre. Un SETI alternativo ("Search for Extinct Terrestrial Intelligence"), alla ricerca di specie di ere lontane, come aliene, per la nostra quotidianità olocenica. Le Civiltà del Tempo Geologico sono ben note all'immaginario fantascientifico e/o orrorifico (per approfondire): si pensi ai mondi perduti di Howard Lovecraft (Dagon venne prima dell'Yilanè...). Malgrado gli sforzi creativi (non sempre originali) degli scrittori, lo sviluppo di un'intelligenza antropomorfa non sembra essere intrinseco delle Storie della Vita, a prescindere dai miliardi di anni a disposizione. Tra il serio e il faceto, Cau (1,2) e Darren Naish (riepilogo delle trattazioni a tema, su "Tetrapod Zoology") hanno dedicato una serie di post al dinosauroide, rivalutato criticamente. Anche volendo immaginarne l'esistenza, seguendo le leggi creative (prima che biologiche) della "Speculative Evolution", un rettile dalle fattezze umane si spingerebbe ben oltre la semplice convergenza evolutiva. Molti territori creativi scoperti scientificamente vanno ancora esplorati dagli scrittori del fantastico. Dunque, buona navigazione! Forse, lungo un infausto tragitto, incrocerete il sentiero di una qualche ignota, muta intelligenza...

Copertina del secondo volume, "Winter in Eden" (1986 / titolo della versione italiana: "Il nemico degli Yilanè"). La poderosa creatura visibile nell'illustrazione (di Gino d'Achille) viene definita "uruketo", ovvero una sorta di sottomarino OGM (un ittiosauro creato dagli ingegneri genetici Yilanè, dotato persino di un "locale" interno, adibito al trasporto di passeggeri e mercanzia). 

"Furono le sculture, comunque, a impressionarmi di più. Ben visibili, per la loro mole ciclopica, anche al di qua dell'abisso, formavano una sequenza di bassorilievi il cui tema avrebbe fatto l'invidia di un Doré. Credo che nelle intenzioni degli scultori le figure dovessero rappresentare uomini, o almeno una specie particolare di uomini, che tuttavia nuotavano come pesci nelle profondità di grotte sottomarine e pregavano davanti a un altare di pietra pure sommerso. Non oso descrivere oltre nei particolari i loro corpi, i loro volti, perchè il semplice ricordo mi fa star male. Grotteschi oltre l'immaginazione di un Poe o di un Bulwer-Lytton, nell'insieme erano maledettamente umani ma avevano mani e piedi palmati, labbra enormi e mollicce, occhi vitrei e sporgenti e altri tratti ancora più spiacevoli. Cosa alquanto strana, sembravano sproporzionati rispetto allo sfondo: una delle creature era rappresentata nell'atto di uccidere una balena che era poco più grande di lei. Fui colpito, come ho detto, dalle loro dimensioni e dall'aspetto grottesco, ma un attimo dopo decisi che doveva trattarsi semplicemente degli dei fantastici di una primitiva popolazione di pescatori o marinai; una popolazione, peraltro, i cui ultimi discendenti erano morti milioni di anni prima che nascesse l'antenato dell'uomo di Neanderthal o di Piltdown. Intimorito dalle prospettive che si aprivano su un passato inconcepibile anche per l'antropologo più fantasioso, continuai a rimuginare sotto la luna che gettava strani riflessi nel canale ai miei piedi. Poi, all'improvviso, lo vidi." (tratto da "Dagon", racconto breve di H. P. Lovecraft, luglio 1919)


domenica 17 giugno 2012

La Linea dell'Immaginario (4) - Mappe e labirinti

Estratto di "La Strada" (2006 / titolo originale: "The Road")



"Una volta nei torrenti di montagna c'erano i salmerini. Li potevi vedere fermi nell'acqua ambrata con la punta bianca delle pinne che ondeggiava piano nella corrente. Li prendevi in mano e odoravano di muschio. Erano lucenti e forti e si torcevano su se stessi. Sul dorso avevano dei disegni a vermicelli che erano mappe del mondo in divenire. Mappe e labirinti. Di una cosa che non si poteva rimettere a posto. Che non si poteva riaggiustare. Nelle forre dove vivevano ogni cosa era più antica dell'uomo, e vibrava di mistero."

English version “Once there were brook trout in the streams in the mountains.  You could see them standing in the amber current where the white edges of their fins wimpled softly in the flow.  They smelled of moss in your hand.  Polished and muscular and torsional.  On their backs were vermiculate patterns that were maps of the world in its becoming.  Maps and mazes.  Of a thing which could not be put back.  Not be made right again.  In the deep glens where they lived all things were older than man and they hummed of mystery.”



fonte

mercoledì 6 giugno 2012

La Linea dell'Immaginario (3) - L'inferno di Ray Bradbury

Estratto di "A parte un dinosauro, che cosa vuoi diventare da grande?"
"Beside a Dinosaur, Whatta Ya Wanna Be When YouGrow Up?" ("Dinosaur Tales", 1983)

Di Ray Bradbury

Illustrazione di copertina di William Stout

"Dio, reverendo, è stato fantastico! I mostri!"
"Non adorare nè i mostri nè gli uomini, però" disse il reverendo, tentando di mantenere il sermone sui binari giusti. Benjamin non era tipo da lasciarsi fuorviare. "Mi è piaciuta la parte sul desiderare che qualcosa succeda. E' vero?" Il reverendo per poco non si ritrasse sotto lo sguardo abbagliante del ragazzo. "Ebbene..." "Voglio dire" riprese Benjamin "se qualcuno desidera qualcosa con sufficiente intensità, si avvera?" "A patto" s'intromise il nonno, accorendo per trarre in salvo il reverendo dalla sua stessa progenie "che tu dia elemosine ai poveri, reciti le preghiere giuste, faccia con diligenza i compiti di casa, riordini la tua stanza..." Il nonno rimase a corto di parole. "Ma è un sacco di cose" esclamò Benjamin, spostando gli occhi dal precipizio del nonno all'altopiano del reverendo Clue. "Che cosa devo fare prima di tutto?" "Il Signore ci desta ogni giorno chiamando ognuno di noi al proprio compito, figliolo. Me al mio: fare il reverendo. Te al tuo: essere un ragazzo, ardente e pronto a desiderare di diventare" "Desiderare di diventare" Benjamin ridacchiò, col viso ardente. "Desiderare di diventare" "Ma solo dopo aver fatto il tuo dovere, ragazzo, solo dopo aver fatto il tuo dovere." Ma Benjamin, rianimato e pieno di slancio, corse, si fermò, poi tornò indietro, senza dargli ascolto. "Reverendo, è stato Dio a creare quelle bestie, giusto?" "Ebbene sì, che ti benedica, figliolo. E' stato lui." "Lei pensa mai al perchè?" Il nonno posò la mano sulla spalla di Benjamin, ma Benjamin, lui, non la sentì. "Voglio dire, per quale motivo Dio avrebbe creato i dinosauri per poi farli scomparire?" "Egli opera per vie misteriose..." "Troppo misteriose per me" ribatte Ben con audacia. "Non sarebbe magnifico se avessimo il nostro dinosauro privato qui a Green Town, Illinois, tornato per non scomparire mai più? Le ossa sono favolose, ma l'animale reale, non sarebbe magnifico? "Ho anch'io un debole per i mostri, a dir la verità" ammise il reverendo. "Lei pensa che Dio li farà mai rivivere?" La conversazione, a quanto poteva vedere il reverendo, stava puntando verso le sabbie mobili, e lui non aveva intenzione di sprofondarci. "Tutto quello che so con certezza è che, se muori e vai all'inferno, ci saranno le bestie, o un loro facsimile, ad aspettarti." Benjamin sorrise raggiante. "Vale quasi la pena di morire!" "Figliolo" cominciò il reverendo. Ma il ragazzo era corso via.

William Stout - illustrazione originale per il racconto "Un rombo di Tuono", una tra le creazioni più celebri dello scrittore. La foresta era vasta e piena di fremiti, fruscii, sussurri e sospiri. Di colpo tutto cessò, come se qualcuno avesse chiuso una porta. Silenzio. Un rombo di tuono. Dalla foschia, a un centinaio di metri di distanza, sbucò il Tyrannosaurus rex. "Cristo" mormorò Eckles. "Stt!" Avanzava su grandi zampe oliate, elastiche, agili. Torreggiava di una decina di metri sopra la metà degli alberi, un grande dio del male, che piegava i delicati artigli da orologiaio avvicinandoli al petto oleoso da rettile.

"Dunque, vedete, i dinosauri che precipitavano dalla parete rocciosa in Un mondo perduto, un vecchissimo film del 1925, mi colpirono in pieno, così come King Kong quando avevo 12 anni. Letteralmente schiacciato, senza fiato per l'amore, cominciai ad arrabattarmi con la mia macchina da scrivere giocattolo, e da allora ho trascorso il resto della mia vita a spasimare per quell'amore inappagato. Lungo la strada ho incontrato un altro giovanotto, esattamente della stessa età, che nutriva esattamente lo stesso amore, per non dire bramosia. Giacchè quelle creature preistoriche popolavano i suoi giorni e turbavano le sue notti. Il giovanotto si chiamava Ray Harryhausen. Nel garage di casa sua stava costruendo, e animando con una pellicola da 8 mm a passo, una famiglia di dinosauri. Io andai spesso a trovare quella famiglia, tenni fra le mani i modellini, parlai per ore e ore, per molte sere di molti anni, con il mio amico, e ci trovammo d'accordo sul fatto che doveva crescere per dare vita ai dinosauri. Io dovevo per prestare loro la parola. E così è stato." (Ray Bradbury, 12 agosto 1982)


 "Il mondo perduto" (1925), film completo

Ray Harryhausen "Evolution of the World" (1938-40)

"Il risveglio del dinosauro" è stato il primo e l'unico film al quale abbia collaborato. Non è stato un gran film, e nemmeno un buon film, ma l'inizio di due carriere che alla fine hanno portato i film di animazione di Ray, le sue bestie - e i miei libri - in alcuni degli angoli più remoti del mondo. (Ray Bradbury, 1982)

giovedì 24 maggio 2012

La Linea dell'Immaginario (2) - Il Sogno di Axel (da "Viaggio al Centro della Terra", di Jules Verne)

"Viaggio al Centro della Terra" (1864) [romanzo completo]
"Voyage au centre de la Terre"
Di Jules Verne


Il sogno di Axel

"Afferro il cannocchiale e osservo il mare: è deserto. Senz'altro siamo ancora eccessivamente vicini alle coste. Guardo per aria. Chi potrebbe vietare a qualcuno di quegli uccelli ricostruiti dall'immortale Georges Cuvier, lo zoologo e paleontologo francese, creatore dell'anatomia comparata e della paleontologia, di fendere con le ali i pesanti strati dell'atmosfera? I pesci sarebbero senza dubbio per loro un sufficiente nutrimento. Esploro lo spazio; ma l'aria è deserta come le rive. 

La mia immaginazione, comunque, mi porta a fantasticare riguardo alla paleontologia. Sono sveglio ma sogno ugualmente, e mi sembra di vedere sull'acqua i giganteschi chersiti, quelle primitive tartarughe, assai simili a isole galleggianti; si muovono sulla spiaggia ormai rabbuiata i grandi mammiferi dei primi periodi della creazione, il leptotherium, ritrovato nelle caverne del Brasile, il mericotherium, proveniente dalle fredde lande siberiane, più oltre, il pachiderma lophiodon, un gigantesco tapiro, si cela dietro le rocce, pronto a strappare la preda all'anoplotherium, strano animale assai simile al nostro rinoceronte, ma che ha qualcosa in comune anche con il cavallo, con l'ippopotamo e, perché no? anche col cammello, come se il buon Dio, troppo preso dalla fretta nelle prime ore della creazione del mondo, avesse voluto riunire in uno solo molti altri animali. Il gigantesco mastodonte ruota la sua proboscide e stritola con le zanne le rocce della spiaggia, mentre il megatherium, ritto sulle enormi zampe, cerca nella terra ridestando con le sue grida l'eco dei graniti sonori. Più oltre il Protopiteco, la prima scimmia apparsa sulla superficie della Terra, s'arrampica sulle impervie cime; e più su ancora, il pterodattilo dalla mano alata volteggia come un grosso pipistrello nell'aria compressa infine, negli ultimi strati, giganteschi uccelli, più forti del casoaro, quel grande uccello corridore, proprio dell'Australia e dell'Arcipelago malese, più grandi dello struzzo, distendono le loro ali e vanno a battere il capo contro la parete della volta di granito. Tutto questo mondo fossile rivive nella mia fantasia. Ripenso all'età primitive della creazione, molto tempo prima della nascita dell'uomo, quando la Terra ancora in formazione non gli era sufficiente. Il mio sogno anticipa allora l'apparizione degli esseri animati. Scompaiono i mammiferi, quindi gli uccelli, e i rettili dell'era secondaria; infine i pesci, i crostacei, i molluschi e gli artropodi. Gli ammoniti dell'era cretacica a loro volta ritornano nel nulla. Tutta la vita della Terra si riassume in me, e il mio cuore è solo a battere in quel mondo senza la presenza dell'uomo e degli altri esseri. Né stagioni, né climi; il calore proprio della Terra si accresce incessantemente e neutralizza quello del Sole; la vegetazione si espande. Io passo come un'ombra tra le felci arboree; calpesto con piede incerto le marne iridescenti e la creta screziata del suolo. Mi appoggio al tronco delle gigantesche conifere e mi sdraio all'ombra degli sfenofilli, degli asterofilli, dei licopodi che si ergono per oltre cento piedi d'altezza. I secoli trascorrono come fossero giorni! Risalgo la serie delle terrestri trasformazioni. Le piante scompaiono, le rocce di granito smarriscono la loro solidità, lo stato liquido si sostituisce al solido a causa dell'azione di un calore più forte; le acque scorrono alla superficie della Terra, la quale, un poco alla volta, non è altro che una massa gassosa, riscaldata al calor bianco, grande come il sole e parimenti splendida. Al centro di questa nebulosa, un milione e quattrocentomila volte più grande del globo che essa formerà un giorno, io mi sento trascinato negli spazi planetari! Il mio corpo si assottiglia, si esalta a sua volta e si mescola come un atomo imponderabile a quegli immensi vapori che tracciano nell'infinito la loro orbita infiammata!

Quale sogno! Dove mi trasporta? La mia mano tremolante ne scrive sulla carta gli strani particolari! Ho scordato tutto, professore, guida, zattera; il mio spirito è in preda alla più viva eccitazione... Che cos'hai? mi chiede lo zio. I miei occhi si fissano su di lui senza però vederlo. Attento, Axel, o finirai col cadere in mare! Ecco, in questo preciso istante, mi sento prendere con forza la mano da Hans; se non fosse stato per lui, inebriato dalle immagini oniriche sarei senz'altro caduto tra i flutti. Sei diventato forse pazzo? disse il professore. Che cosa c'è? dico riprendendomi. Stai male? No, ho avuto per un momento un'allucinazione, ora va meglio va tutto bene, no? Ottimamente. Buon vento, buon mare. Procediamo rapidamente e, se non sbaglio, tra poco dovremmo toccar terra. Nel sentire queste parole mi alzo in piedi, osservo l'orizzonte: la linea delle acque si confonde con quella delle nuvole." 

 Édouard Riou illustrò la settima edizione dell'opera verniana (1867).
per approfondimenti: 03/02/2012 Gideon Mantell e 09/02/2012 De la Beche e Hawkins, padri della paesaggistica "preistorica"

venerdì 11 maggio 2012

La Linea dell'Immaginario (1) - "Povero Piccolo Cacciatore" di Brian Aldiss


"Povero Piccolo Cacciatore" (1958)
"Poor Little Warrior!"
Di Brian W. Aldiss

William D. Berry (1960s)

"Claude Ford sapeva esattamente cosa si provava a cacciare un brontosauro. Strisciavi incurante in mezzo all'erba sotto i salici, in mezzo ai piccoli fiori primitivi con i petali verdi e bruni come un piccolo campo da football, in mezzo al fango che assomigliava a una lozione di bellezza. Sbirciavi la creatura sdraiata in mezzo alle canne, il suo corpo grazioso come un calzino pieno di sabbia. Giaceva là, lasciando che la gravità coccolasse la sua peluria bagnata sulla palude, facendo scorrere le sue grosse narici grandi come l'imboccatura della tana di un coniglio, un piede sopra l'erba, descrivendo un ampio semicerchio, nella ronfante ricerca di altre canne carnose. Era bellissimo: qui l'orrore aveva raggiunto i suoi limiti, aveva percorso il cerchio completo, per poi infine scomparire su per il rigurgito del proprio sfintere. I suoi occhi luccicavano con la vivacità dell'alluce di un cadavere vecchio di una settimana, e il suo alito composito e il pelo nelle sue grezze cavità auricolari andavano raccomandati in maniera particolare a chiunque avrebbe altrimenti manifestato la propensione a parlare amorevolmente dell'opera di Madre Natura.

Ma mentre tu, piccolo mammifero con le dita opponibili e un fucile calibro 65 ad auto-caricamento, semi-automatico, a doppia canna, compudigitalizzato, col mirino telescopico, spietato e ad alto potenziale stretto nelle tue zampe per ogni altro verso indifese... sì, mentre sgusci sotto quegli antichissimi salici, ciò che primariamente ti attrae è la pelle della lucertola del tuono. Essa emana un odore che vibra profondamente come le note basse di un pianoforte. Fa assomigliare l'epidermide di un elefante a un foglio di carta igienica spiegazzato. È grigia come i mari dei vichinghi, di una profondità illusoria come le fondamenta di una cattedrale. Quale possibile contatto con le ossa avrebbe mai potuto placare la febbre di quelle carni? Sopra di essa corrono (puoi vederli da qui!), i piccoli pidocchi bruni che vivono in quei grigi muraglioni e in quei canyon, allegri come spettri, crudeli come granchi. Se uno di loro ti saltasse addosso molto probabilmente ti romperebbe la schiena. E quando uno di quei parassiti si ferma per drizzarsi sulle zampe sopra una delle vertebre del bronto, puoi vedere che trasporta a sua volta la propria messe di gaudenti parassiti, ognuno grosso quanto un'aragosta, poiché adesso sei vicino, oh, cosi vicino che riesci a sentir battere il primitivo organo cardiaco del mostro, mentre il ventricolo mantiene miracolosamente il tempo con l'orecchietta. Oramai non è più il tempo di ascoltare l'oracolo: sei al di là dello stadio dei presagi, adesso sei sulla strada dell'uccisione, la tua o la sua; per quest'oggi la superstizione ha avuto la sua giornata: d'ora in avanti soltanto questo tuo impaurito coraggio, questo vacillante conglomerato di muscoli intrappolato in modo non rintracciabile sotto il carapace della pelle resa lucida dal sudore, questo minuscolo stimolo sanguinario di trucidare il drago, risponderà a tutte le tue preghiere. Potresti sparare adesso. Aspetta soltanto che quella minuscola testa che erutta vapore si soffermi un'altra volta per inghiottire una badilata di giunchi di palude, e con un bang di una volgarità inesprimibile potrai mostrare a tutto l'indifferente mondo del giurassico che sta guardando dalla propria altezza l'estremità di quest'altra specie di verga sostituirsi brutalmente al sesso nella storia dell'evoluzione. 

giovedì 28 luglio 2011

Tra unicorni & Carnotammarus

Segnalo gli articoli di Andrea Cau (Theropoda) dedicati alla futura serie Fox (con Spielberg tra i produttori), "Terra Nova", con già moltissimi fan e fan-site (persino una wikipedia).

Che dire, "Terra Nova è già Vecchia"!

Carnotaurus (o, se preferite, Carnotamarrus Terranovas, 2011)  VEDI "Terra Nova è già Vecchia: l'unicorno vs Carnotamarrus"
In basso: una ricostruzione realistica di Carnotaurus sastrei, opera del paleoillustratore russo Andrey Atuchin, di competenza riconosciuta.

giovedì 19 maggio 2011

Il cine-cretacico di "The Tree of Life" (2011)

"The Tree of Life" (2011), di Terrence Malick, è giunto nei cinema italiani. Lasciando ad altri il compito di fornirne una critica cinematografica (suggerisco la recensione di Leonardo Ambasciano, su "Historia Religionum",  PRIMO ARTICOLO & GUEST POST), tratterò di seguito delle sequenze a sfondo paleontologico ed evolutivo, in linea con le tematiche di questo blog. 


La storia ruota attorno ad una famiglia statunitense degli anni Cinquanta, scenario da cui si snoda, per mezzo di immagini e riflessioni, una prospettiva universale e "onnicomprensiva", tra spiritualità e natura. Una scelta di certo originale, capace di giustificare l'inserimento di visioni cosmologiche ed evolutive, che procedono dal Big Bang alla formazione del pianeta Terra, lungo un percorso di quasi dieci miliardi di anni, trasportandoci in pochi minuti dal macro al micro, per osservare le origini della vita. Siamo ora immersi tra i rami dell'"albero dell'evoluzione", inseguendo la tipica direzionalità zoocentrica, tra cellule, meduse, tetrapodi primitivi (presentati nella forma del moderno axolotl) e rettili mesozoici. Ci troviamo in una spiaggia, di fronte ad un plesiosauro (forse ispirato a Elasmosaurus) ferito, ricreato digitalmente.  Onde, squali martello, razze... Un Parasaurolophus pascola solitario nel sottobosco, ai piedi di tronchi colossali, in un'atmosfera che richiama "Prehistoric Beast" (1985) e le opere di Doug Henderson. Un Parasaurolophus accasciato a terra, sulla sponda di un fiume, alcuni altri adrosauri in lontanza, un celurosauro si avvicina, agita una zampa sull'animale moribondo, si allontana... 

"That same kind of organic feel is imbued in recreating the time of the dinosaurs, in which life takes on a fiercer intelligence and perhaps the beginnings of compassion. Glass worked with a lot of filmed material, from redwoods in Northern California to the Atacama Desert in Chile. “Then we would decide where we could place the creatures, almost like an afterthought,” he explains. “We would fit in a creature maybe half framed out of the shot to make it feel more natural. The creatures were chosen to be more understated, not the famous representations of dinosaurs you expect, but more as if you’ve come across a scene from every day life. We worked in close consultation with renowned paleontologist Dr. John “Jack” Horner from Montana State University to keep everything accurate to what we know.” (fonte)
Osserviamo dallo spazio un impatto asteroidale. Onde di maremoto, si chiude il sipario.

“Most contemporary directors would have done these scenes in a very different way. For example, the moment where a meteor hits the earth could be very flashy. But Terry wanted to make it very understated, where you see just the arc of the earth as the shadow of night is crossing over it, and then the meteor hits and the wake is this dispersion of clouds and matter that was created with milk in a circular tank. The result was a very natural, organic feel.” (fonte)

venerdì 22 aprile 2011

"The Tree of Life": l'evoluzione in atto, sul grande schermo (?)

L'atteso film di Terrence Malick, "The Tree of Life", dedicherà spazio anche al tema dell'evoluzione biologica, e non mancheranno comparse mesozoiche... Viene promessa una certa attenzione verso il dato scientifico, tuttavia l'immagine di anteprima appare piuttosto tradizionale, presentando due icone "alla Jurassic Park": un celurosauro spiumato e un Parasaurolophus dall'anatomia poco chiara. Probabilmente, saranno tra le vittime digitali di un teatrale cataclisma, con l'Asteroide a chiudere il sipario, come lasciano intuire le immagini del trailer . Se ho ragione, quel Parasaurolophus sarà davvero sfortunato, non appartenendo nemmeno all'epoca tardo maastrichtiana (approfondimenti sulla fauna a dinosauri della Hell Creek Fm.)... Volendo ridurre il film a simili questioni "nerd", credo sarà ancora più curioso scoprire come presenteranno l'alba dei tetrapodi.  “We’re animating dinosaurs, but it’s not Jurassic Park. The attempt is to treat it as if somehow a camera wound up in the middle of these periods when dinosaurs roamed the earth and creatures first started to emerge from the sea onto the land. The first mammals appearing. We’re doing a number of creatures all seriously scientifically based. I think when it’s finished it’ll be something that’s referred to for years.”. (fonte)

 
 
A partire dal 1978, Malick cominciò a lavorare ad un ambizioso progetto cinematografico, risultato fallimentare, in cui era già presente il tema dell'Evoluzione (fonte).

The Tree of Life, di cui Malick ha curato sia la regia che la sceneggiatura, dovrebbe essere la riproposizione e lo sviluppo di un suo ambizioso progetto risalente agli anni Settanta e a cui era stato dato il titolo Q. Ai tempi, stando al drammaturgo e attore Sam Shepard, il concept appariva «assolutamente splendido ma virtualmente non filmabile» mentre Richard Taylor, esperto di effetti speciali che vi aveva collaborato per qualche tempo, ne aveva parlato in termini quantomeno sorprendenti: «Immaginate questo surrealistico mondo popolato di rettili. C’è questa creatura, un Minotauro, che dorme nell’acqua e sogna l’evoluzione dell’universo, vedendo la terra cambiare da un mare di magma alla prima vegetazione, ai dinosauri e quindi all’uomo». Ed ecco che oggi, a distanza di oltre vent’anni da queste due testimonianze, Brad Pitt, vale a dire una delle due star di Hollywood – insieme a Sean Penn – ad avere lavorato nel film finalmente messo su pellicola e montato (?), non contribuisce di certo a “raffreddare” le aspettative degli appassionati: «Adoro Terry Malick. The Tree of Life è un film profondo, sul tempo, l’esistenza e il nostro posto all’interno di questo ciclo. Il film si apre con un Dio che dorme sott’acqua, sognando le origini dell’universo, dal Big Bang in avanti».

Nel cinema degli ultimi decenni, vi sono altri esempi di film in cui viene mostrata la "Storia della Vita", nella sua versione universale e popolare?  Non mi vengono in mente molti esempi, ma ora non ho modo di approfondire... (Mission to Mars/2000; Genesis/ 2004). Davvero spettacolare la marcia marziana di "Allegro non troppo"/1976, un evoluzione al ritmo del Bolero (VEDI PRIMA PARTE).