I fossili sono "roba morta e sepolta" e, in molti casi, acquistano un senso ed un valore solo agli occhi del mondo accademico, o di una sua piccola parte, capace di leggerne la complessità. Esistono centinaia di migliaia di specie fossili descritte, miliardi di esemplari, attribuibili ad una range di forme che supera di gran lunga la diversità biologica attuale. Inevitabilmente, chi fa ricerca tende spesso a specializzarsi in ambiti più o meno specifici, pur considerando i comuni strumenti concettuali e tecnologici delle Scienze Naturali. Le ricostruzioni paleoartistiche svolgono di norma un ruolo divulgativo; trasformano un oggetto di studio in un oggetto di meraviglia, capace di affascinare il grande pubblico. Nel tentativo di apparire naturalistiche molte ricostruzioni "in vivo" tentano di sostituirsi al documento fotografico, ricercando una sorta di miraggio iperrealistico, un'illusione ottica quanto più credibile.
Resta una domanda: per affascinare è necessaria una ricostruzione realistica, fotografica? Al di là del mondo divulgativo, probabilmente, no.
Ne è un esempio "The Moschops" (1999), un cortometraggio animato di Jim Trainor. Malgrado siano evidenti i rimandi all'immaginario scientifico e alla didattica documentaristica, questa opera se ne distacca completamente. Ci presenta un mondo a sé stante, surreale ed inquietante, popolato da animali antropomorfi, in continua trasformazione...
Uno degli aspetti più innovativi di "Jurassic Park" risiedeva nel tentativo di distanziarsi dal genere dei mostri, preferendovi una fantascienza più realistica, con dinosauri più credibili, "naturalistici". Tentativo, in parte, andato a buon fine, anche grazie al contributo creativo e visuale di alcuni dei più autorevoli "paleoartisti" del periodo. Tra i consulenti di romanzo e film vi erano Gregory Paul, Stephen e Sylvia Czerkas, Mark Hallett, Douglas Henderson, John Gurche, William Stout. Recentemente, a difesa della piuma (mancata, per il quarto capitolo cinematografico), si è scatenata una diffusa contestazione web, nel circolo dei fan e degli interessati. Quel che verrebbe ribadito è il potenziale orrorifico (?) dei dinosauri piumati. Per ottenere cosa? Ho realizzato un semplice fotomontaggio, per farmene un'idea: mostri vintage, con copricapo indiano. "Jurassic Park" è un'arca fantascientifica, alla deriva chissà dove (nei musei creazionisti c'è sempre posto per i mostri sacri, tra behemoth e raptor)... Ian Malcolm ne avrebbe previsto l'imprevidibilità.
Giobbe 40:15 (video didattico) A che velocità corrono i dinosauri della Bibbia?
"Si sa ancora molto poco degli animali che popolavano il Friuli durante il Triassico. E' come entrare in un mondo inesplorato dove teoricamente si possono scoprire animali totalmente ignoti ed inaspettati. Se, per esempio, conoscessimo tutti i mammiferi viventi tranne quelli australiani, potremmo forse ipotizzare l'esistenza di animali come il canguro e l'ornitorinco?" (fonte: Dalla Vecchia F. M., 2008 "Vertebrati Fossili del Friuli: 450 milioni di anni di evoluzione" Museo Friulano di Storia Naturale, volume n. 50, pp. 304, 279 figs, Udine)
Il record fossile del Triassico italiano è sorprendentemente ricco. Una serie di nuove scoperte, avvenute nei pressi di Dogna (Provincia di Udine, Friuli-Venezia Giulia), confermano il grande (ed inatteso) potenziale scientifico e geo-turistico di questo patrimonio. Le sorprese non sono certo mancate, negli ultimi anni: la scoperta, ad esempio, di un nuovo genere di grande saurotterige (Dalla Vecchia, 2006), prossimo ai plesiosauri, e di un sito di nidificazione amniote (Avanzini et al., 2007), il più antico al mondo. Due scoperte uniche nel loro genere, per rarità, tipologia e collocazione geocronologica. Il ritrovamento più inatteso è oggetto di uno studio non ancora pubblicato. Fino ad ora, l'unica evidenza nota delle presenza di arcosauri nell'associazione di Dogna era limitata ad un singolo frammento dentario, MFSN 21327, attribuito ad un arcosauro indeterminato. Un semplice indizio, l'inizio di una nuova stagione di ricerca...
Un post per il Bertoz (ogni riferimento a persone, cose o "folkettari" esistenti non è puramente casuale).
Approfitto della concomitanza con il nuovo film di Peter Jackson, "Lo Hobbit" (ispirato al romanzo di Tolkien), per dedicarmi a quella "terra di mezzo" situata tra immaginario "fantasy" ed immaginario preistorico. In che modo è ammessa una sovrapposizione tra i due mondi? *
San Giorgio e lo Pterodattilo, in una tavola (1868/1873) di Benjamin W. Hakwkins. A livello popolare, draghi e rettili preistorici finivano spesso per sovrapporsi nell'immaginario del tardo Ottocento (ma il fenomeno prosegue oltre, si pensi al moderno creazionismo). --> per approfondimenti: O'Connor, 2012
La questione emerge anche tra gli scritti dello stesso Tolkien. Nei primi anni del Novecento, il tema "preistorico" acquista maggiore popolarità e, in questo contesto, si diffondono alcune tra le prime guide divulgative dedicate alla Storia della Vita. Alcuni di questi volumi sono riccamente illustrati (es. "Nebula to Man", del 1905 - include numerose tavole di Alice Woodward, Joseph Smith e Charles Whymper); un numero crescente di illustratori cominciava a familiarizzare con i soggetti paleontologici. Tra i giovani lettori di quei libri, vi era anche Tolkien:
"I was introduced to zoology and palaeontology (“for children’') quite as early as to Faerie. I saw pictures of living beasts and of true (so I was told) prehistoric animals. I liked the “prehistoric” animals best: they had at least lived long ago, and hypothesis (based on somewhat slender evidence) cannot avoid a gleam of fantasy. But I did not like being told that these creatures were “dragons.” I can still re-feel the irritation that I felt in childhood at assertions of instructive relatives (or their gift-books) such as these: “snowflakes are fairy jewels,” or “are more beautiful than fairy jewels”; “the marvels of the ocean depths are more wonderful than fairyland.” Children expect the differences they feel but cannot analyse to be explained by their elders, or at least recognized, not to be ignored or denied. I was keenly alive to the beauty of “Real things,” but it seemed to me quibbling to confuse this with the wonder of “Other things.” I was eager to study Nature, actually more eager than I was to read most fairy- stories; but I did not want to be quibbled into Science and cheated out of Faerie by people who seemed to assume that by some kind of original sin I should prefer fairy-tales, but according to some kind of new religion I ought to be induced to like science. Nature is no doubt a life-study, or a study for eternity (for those so gifted); but there is a part of man which is not “Nature,” and which therefore is not obliged to study it, and is, in fact, wholly unsatisfied by it." (J. R. R. Tolkien, "On Faerie Stories", 1939)
Il mondo naturale e quello del fantastico affascinano lo scrittore, ma in modo diverso. Entrambi hanno elementi propri, non sovrapponibili. Con questo non si vuole escludere una qualche forma di realismo dal fantastico. Il creatore della Terra-di-Mezzo si era impegnato nel definire i più piccoli dettagli del suo universo alternativo, arrivando persino ad inventarsi (in qualità di esperto linguista e glottoteta) i linguaggi dei popoli da lui descritti. Come sottolineato da alcuni critici, la Terra-di-Mezzo può essere paragonata ad una sorta di fanta-Europa alternativa, intimamente connessa al vissuto del suo creatore. L'attenzione verso i dettagli sembra però sfumare nel caso degli animali immaginari, le cui descrizioni sono spesso molto generiche, forse volutamente. In una lettera del 1958, fu chiesto allo scrittore di precisare la natura della cavalcatura alata dei Nazgûl, azzardando un parallelo con i rettili volanti:
"Pterodactyl. Yes & no. I did not intend the steed of the Witch-King to be what is now called a 'pterodactyl', and often is drawn (with rather less shadowy evidence than lies behind many monsters of the new & fascinating semi-scientific mythology of the 'Prehistoric'). But obviously, it is pterodactylic and owes much to the new mythology, and it's description even provides a sort of way in which it could be a last survivor of older geological eras." ("The Letters of JRR Tolkien", lecter 211, 1958)
Alcuni tra i più imponenti ornitodiri alati (uccelli e pterosauri) ci sono noti solo attraverso resti frammentari (illustrazione: Gregory Paul)
Il team di "Dinosauri in Carne e Ossa" (http://www.geomodel.it/) espande il suo paleo-bestiario a grandezza naturale, questa volta su scala quaternaria (megafauna, ma non solo), sfruttando le potenzialità pubblicistiche del nuovo film "L'Era Glaciale 4". Lascio scoprire a voi l'intruso, forse meno vistoso, ma immediatamene riconoscibile...Il pubblico ominide non è incluso nell'esposizione, ma è ben accetto!
"Il
primo appuntamento è dal 21 settembre al 14 ottobre, presso il centro
commerciale Freccia Rossa di Brescia, con uno speciale allestimento 100%
a tema, arricchito da una serie di giornate-evento e laboratori
didattici che vedono la partecipazione di paleontologi e artisti.
A
seguire, lo stesso format verrà ripresentato dal 16 ottobre al 6
novembre, presso il centro commerciale Vale Center di Marcon (VE).
I
nuovi mammiferi dell'Era Glaciale sono visibili - assieme alle
ricostruzioni di dinosauri e altri animali preistorici - anche nelle
varie tappe della mostra itinerante Dinosauri in Carne e Ossa, fino al 4
novembre a San Lazzaro di Savena (BO) e dal 6 ottobre al 6 gennaio 2013
a Courmayeur."
"Non adorare nè i mostri nè gli uomini, però" disse il reverendo, tentando di mantenere il sermone sui binari giusti. Benjamin non era tipo da lasciarsi fuorviare. "Mi è piaciuta la parte sul desiderare che qualcosa succeda. E' vero?" Il reverendo per poco non si ritrasse sotto lo sguardo abbagliante del ragazzo. "Ebbene..." "Voglio dire" riprese Benjamin "se qualcuno desidera qualcosa con sufficiente intensità, si avvera?" "A patto" s'intromise il nonno, accorendo per trarre in salvo il reverendo dalla sua stessa progenie "che tu dia elemosine ai poveri, reciti le preghiere giuste, faccia con diligenza i compiti di casa, riordini la tua stanza..." Il nonno rimase a corto di parole. "Ma è un sacco di cose" esclamò Benjamin, spostando gli occhi dal precipizio del nonno all'altopiano del reverendo Clue. "Che cosa devo fare prima di tutto?" "Il Signore ci desta ogni giorno chiamando ognuno di noi al proprio compito, figliolo. Me al mio: fare il reverendo. Te al tuo: essere un ragazzo, ardente e pronto a desiderare di diventare" "Desiderare di diventare" Benjamin ridacchiò, col viso ardente. "Desiderare di diventare" "Ma solo dopo aver fatto il tuo dovere, ragazzo, solo dopo aver fatto il tuo dovere." Ma Benjamin, rianimato e pieno di slancio, corse, si fermò, poi tornò indietro, senza dargli ascolto. "Reverendo, è stato Dio a creare quelle bestie, giusto?" "Ebbene sì, che ti benedica, figliolo. E' stato lui." "Lei pensa mai al perchè?" Il nonno posò la mano sulla spalla di Benjamin, ma Benjamin, lui, non la sentì. "Voglio dire, per quale motivo Dio avrebbe creato i dinosauri per poi farli scomparire?" "Egli opera per vie misteriose..." "Troppo misteriose per me" ribatte Ben con audacia. "Non sarebbe magnifico se avessimo il nostro dinosauro privato qui a Green Town, Illinois, tornato per non scomparire mai più? Le ossa sono favolose, ma l'animale reale, non sarebbe magnifico? "Ho anch'io un debole per i mostri, a dir la verità" ammise il reverendo. "Lei pensa che Dio li farà mai rivivere?" La conversazione, a quanto poteva vedere il reverendo, stava puntando verso le sabbie mobili, e lui non aveva intenzione di sprofondarci. "Tutto quello che so con certezza è che, se muori e vai all'inferno, ci saranno le bestie, o un loro facsimile, ad aspettarti." Benjamin sorrise raggiante. "Vale quasi la pena di morire!" "Figliolo" cominciò il reverendo. Ma il ragazzo era corso via.
William Stout - illustrazione originale per il racconto "Un rombo di Tuono", una tra le creazioni più celebri dello scrittore. La foresta era vasta e piena di fremiti, fruscii, sussurri e sospiri. Di colpo tutto cessò, come se qualcuno avesse chiuso una porta. Silenzio. Un rombo di tuono. Dalla foschia, a un centinaio di metri di distanza, sbucò il Tyrannosaurus rex. "Cristo" mormorò Eckles."Stt!" Avanzava su grandi zampe oliate, elastiche, agili. Torreggiava di una decina di metri sopra la metà degli alberi, un grande dio del male, che piegava i delicati artigli da orologiaio avvicinandoli al petto oleoso da rettile.
"Dunque, vedete, i dinosauri che precipitavano dalla parete rocciosa in Un mondo perduto, un vecchissimo film del 1925, mi colpirono in pieno, così come King Kong quando avevo 12 anni. Letteralmente schiacciato, senza fiato per l'amore, cominciai ad arrabattarmi con la mia macchina da scrivere giocattolo, e da allora ho trascorso il resto della mia vita a spasimare per quell'amore inappagato. Lungo la strada ho incontrato un altro giovanotto, esattamente della stessa età, che nutriva esattamente lo stesso amore, per non dire bramosia. Giacchè quelle creature preistoriche popolavano i suoi giorni e turbavano le sue notti. Il giovanotto si chiamava Ray Harryhausen. Nel garage di casa sua stava costruendo, e animando con una pellicola da 8 mm a passo, una famiglia di dinosauri. Io andai spesso a trovare quella famiglia, tenni fra le mani i modellini, parlai per ore e ore, per molte sere di molti anni, con il mio amico, e ci trovammo d'accordo sul fatto che doveva crescere per dare vita ai dinosauri. Io dovevo per prestare loro la parola. E così è stato." (Ray Bradbury, 12 agosto 1982)
"Il mondo perduto" (1925), film completo
Ray Harryhausen "Evolution of the World" (1938-40)
"Il risveglio del dinosauro" è stato il primo e l'unico film al quale abbia collaborato. Non è stato un gran film, e nemmeno un buon film, ma l'inizio di due carriere che alla fine hanno portato i film di animazione di Ray, le sue bestie - e i miei libri - in alcuni degli angoli più remoti del mondo. (Ray Bradbury, 1982)
Fin dalla sua scoperta, la grotta Chauvet viene considerata uno dei massimi "santuari" scientifici. Essa preserva, dietro un profondo manto roccioso, le più antiche pitture rupestri conosciute. Oltre al loro indubbio valore antropologico e paleontologico, le raffigurazioni preistoriche ci evocano qualcosa di più sfuggente e irrazionale: indecifrabili "sogni dimenticati", come esorta il titolo del film. Werner Herzog, con la sua opera, riesce a comunicarci con efficacia una miscela di emozioni misterico-spirituali, lasciandoci esplorare i cunicoli interiori della montagna per mezzo del cinema tridimensionale, stilisticamente adatto allo scopo. Il messaggio è chiaro: la grotta Chauvet è una cattedrale sotterranea. A renderlo manifesto, vi sono le antiche pitture, circondate da surreali formazioni cristalline, tra colonne di stalattiti e stalagmiti (di origini meno antiche, per quanto millenarie). Il pavimento della caverna è cosparso di ossa di Ursus spelaeus, rivestite da una lucente copertura di cristalli di calcite; sembrano sculture di porcellana. Sono presenti anche orme di orso, all'apparenza "fresche", distribuite lungo camminate spettrali. Per esplorare Chauvet è necessario spostarsi lungo strette passerelle sospese, come nei viaggi nel tempo di Ray Bradbury: non si può scendere, non si può toccare la roccia.
Fino al dicembre del 1994 d.C., la grotta era immersa nel buio, ignota, silente, resa viva solo dall'infiltrarsi rumoroso delle gocce d'acqua. Ora, tra le luci artificiali, torna ad acquistare un valore umano. Forse, ma non lo sapremo mai, non troppo diverso da quello che lo contraddistingueva 30mila anni prima della Civiltà. Werner Herzog non prende le parti dello scienziato; e gli stessi scienziati, protagonisti del documentario, non prendono le parti del narratore. Chauvet viene raccontata anzitutto tramite le immagini. Rimane qualcosa di inafferrabile, malgrado la grotta sia stata esplorata da potenti laser scanner, millimetro per millimetro, lungo 400 metri: 527000000 punti spaziali. "Quando entrai per la prima volta nella caverna, ebbi la possibilità di restarci per cinque giorni. Fu così intenso! Ogni notte sognavo leoni. Ogni risveglio era uno shock. Sono uno scienziato, ma anche un uomo. Dopo cinque giorni decisi di non tornare nella caverna. Avevo bisogno di tempo per rilassarmi ed assimilare." (Julien Monney / giovane archeologo, ed ex-giocoliere)
Leoni delle caverne. Il maschio (si può notare lo scroto) manca della criniera.
Recenti analisi genetiche hanno confermato la corrispondenza tra le pitture preistoriche e gli antichi fenotipi equini (per approfondimenti).
Gli animali sembrano in movimento, in una sorta di "fotodinamismo" ante litteram. La loro vitalità viene rafforzata ulteriormente dalle dinamiche tridimensionali delle pareti rocciose.
Il resto lo lascio scoprire a voi. Buona visione. (nel caso vi fosse impossibile vederlo al cinema)
Il termine "paleoarte" fu inizialmente coniato in riferimento alle produzioni artistiche preistoriche, quali le pitture rupestri. Ha assunto un nuovo significato solo durante i tardi '80, come sinonimo di illustrazione/scultura scientifico-paleontologica.
Segnalo gli articoli di Andrea Cau (Theropoda) dedicati alla futura serie Fox (con Spielberg tra i produttori), "Terra Nova", con già moltissimi fan e fan-site (persino una wikipedia).
Ray Harryhausen - Ornithomimus fa una breve comparsa nel film dino-western"The Valley of Gwangi" (1969). Alcuni ornitomimidi erano già presenti nel celebre film di animazione "Fantasia" (1940), e torneranno sugli schermi nelle mani di Stephen Czerkas, con "Dinosaur Planet" (1978), e a seguire di Phil Tippett, in "Prehistoric Beast" (1985). Infine, un balzo nel virtuale, che li porterà a "Jurassic Park" (1993), per essere immolati ad Harryhausen & al "carnosauro cinematografico". Il sacrificio della stop-motion si compirà in pochi anni, mentre Ornithomimus risorgerà su schermo IMAX 3d, con"T. rex: Back to the Cretaceous" (1998).
I maghi della Stan Winston Studio, accompagnati a braccetto da quelli della ILM, hanno lavorato agli effetti speciali della trilogia di "Jurassic Park", creando un nuovo canone per i dinosauri cinematografici. In "Jurassic Park 3" compaiono "Velociraptor" punk-protopiumati, in linea con la paleoart del periodo (ma solo se inquadrata a grandi linee / W. Barlowe, 1992 Velociraptor). Qualcosa di simile si era già visto tra le creature digitali, con la ricostruzione di Ornitholestes del noto documentario BBC "Walking With Dinosaurs".
Mark McCreery: "Velociraptor" (Deinonychus anthirropus) "Jurassic Park 3" (2001) - Nel nuovo concept, il maschio (in alto) presenta delle strutture simili a setole rigide. Nel '99, due anni prima dell'uscita di "Jurassic Park 3", venne descritto il primo esemplare di dromeosauride con impronte del piumaggio, ed era molto più che un punk... Fossili di altri celurosauri (non aviani) piumati erano già noti dal 1996.
Anche il ricco team creativo di "Disney Dinosauri" (2000) si trovò di fronte al problema del piumaggio, scelta scartata solo in un secondo momento...
Velociraptor mongoliensis "Disney: Dinosauri" (2000) - ? David Krentz
"The Tree of Life" (2011), di Terrence Malick, è giunto nei cinema italiani. Lasciando ad altri il compito di fornirne una critica cinematografica (suggerisco la recensione di Leonardo Ambasciano, su "Historia Religionum", PRIMO ARTICOLO & GUEST POST), tratterò di seguito delle sequenze a sfondo paleontologico ed evolutivo, in linea con le tematiche di questo blog.
La storia ruota attorno ad una famiglia statunitense degli anni Cinquanta, scenario da cui si snoda, per mezzo di immagini e riflessioni, una prospettiva universale e "onnicomprensiva", tra spiritualità e natura. Una scelta di certo originale, capace di giustificare l'inserimento di visioni cosmologiche ed evolutive, che procedono dal Big Bang alla formazione del pianeta Terra, lungo un percorso di quasi dieci miliardi di anni, trasportandoci in pochi minuti dal macro al micro, per osservare le origini della vita. Siamo ora immersi tra i rami dell'"albero dell'evoluzione", inseguendo la tipica direzionalità zoocentrica, tra cellule, meduse, tetrapodi primitivi (presentati nella forma del moderno axolotl) e rettili mesozoici. Ci troviamo in una spiaggia, di fronte ad un plesiosauro (forse ispirato a Elasmosaurus) ferito, ricreato digitalmente. Onde, squali martello, razze... Un Parasaurolophus pascola solitario nel sottobosco, ai piedi di tronchi colossali, in un'atmosfera che richiama "Prehistoric Beast" (1985) e le opere di Doug Henderson. Un Parasaurolophus accasciato a terra, sulla sponda di un fiume, alcuni altri adrosauri in lontanza, un celurosauro si avvicina, agita una zampa sull'animale moribondo, si allontana...
"That same kind of organic feel is imbued in recreating the time of the dinosaurs, in which life takes on a fiercer intelligence and perhaps the beginnings of compassion. Glass worked with a lot of filmed material, from redwoods in Northern California to the Atacama Desert in Chile. “Then we would decide where we could place the creatures, almost like an afterthought,” he explains. “We would fit in a creature maybe half framed out of the shot to make it feel more natural. The creatures were chosen to be more understated, not the famous representations of dinosaurs you expect, but more as if you’ve come across a scene from every day life. We worked in close consultation with renowned paleontologist Dr. John “Jack” Horner from Montana State University to keep everything accurate to what we know.” (fonte)
Osserviamo dallo spazio un impatto asteroidale. Onde di maremoto, si chiude il sipario.
“Most contemporary directors would have done these scenes in a very different way. For example, the moment where a meteor hits the earth could be very flashy. But Terry wanted to make it very understated, where you see just the arc of the earth as the shadow of night is crossing over it, and then the meteor hits and the wake is this dispersion of clouds and matter that was created with milk in a circular tank. The result was a very natural, organic feel.”(fonte)
L'atteso film di Terrence Malick, "The Tree of Life", dedicherà spazio anche al tema dell'evoluzione biologica, e non mancheranno comparse mesozoiche... Viene promessa una certa attenzione verso il dato scientifico, tuttavia l'immagine di anteprima appare piuttosto tradizionale, presentando due icone "alla Jurassic Park": un celurosauro spiumato e un Parasaurolophus dall'anatomia poco chiara. Probabilmente, saranno tra le vittime digitali di un teatrale cataclisma, con l'Asteroide a chiudere il sipario, come lasciano intuire le immagini del trailer . Se ho ragione, quel Parasaurolophus sarà davvero sfortunato, non appartenendo nemmeno all'epoca tardo maastrichtiana (approfondimenti sulla fauna a dinosauri della Hell Creek Fm.)... Volendo ridurre il film a simili questioni "nerd", credo sarà ancora più curioso scoprire come presenteranno l'alba dei tetrapodi. “We’re animating dinosaurs, but it’s not Jurassic Park. The attempt is to treat it as if somehow a camera wound up in the middle of these periods when dinosaurs roamed the earth and creatures first started to emerge from the sea onto the land. The first mammals appearing. We’re doing a number of creatures all seriously scientifically based. I think when it’s finished it’ll be something that’s referred to for years.”. (fonte)
A partire dal 1978, Malick cominciò a lavorare ad un ambizioso progetto cinematografico, risultato fallimentare, in cui era già presente il tema dell'Evoluzione (fonte).
The Tree of Life, di cui Malick ha curato sia la regia che la sceneggiatura, dovrebbe essere la riproposizione e lo sviluppo di un suo ambizioso progetto risalente agli anni Settanta e a cui era stato dato il titolo Q. Ai tempi, stando al drammaturgo e attore Sam Shepard, il concept appariva «assolutamente splendido ma virtualmente non filmabile» mentre Richard Taylor, esperto di effetti speciali che vi aveva collaborato per qualche tempo, ne aveva parlato in termini quantomeno sorprendenti: «Immaginate questo surrealistico mondo popolato di rettili. C’è questa creatura, un Minotauro, che dorme nell’acqua e sogna l’evoluzione dell’universo, vedendo la terra cambiare da un mare di magma alla prima vegetazione, ai dinosauri e quindi all’uomo». Ed ecco che oggi, a distanza di oltre vent’anni da queste due testimonianze, Brad Pitt, vale a dire una delle due star di Hollywood – insieme a Sean Penn – ad avere lavorato nel film finalmente messo su pellicola e montato (?), non contribuisce di certo a “raffreddare” le aspettative degli appassionati: «Adoro Terry Malick. The Tree of Life è un film profondo, sul tempo, l’esistenza e il nostro posto all’interno di questo ciclo. Il film si apre con un Dio che dorme sott’acqua, sognando le origini dell’universo, dal Big Bang in avanti».
Nel cinema degli ultimi decenni, vi sono altri esempi di film in cui viene mostrata la "Storia della Vita", nella sua versione universale e popolare? Non mi vengono in mente molti esempi, ma ora non ho modo di approfondire... (Mission to Mars/2000; Genesis/ 2004). Davvero spettacolare la marcia marziana di "Allegro non troppo"/1976, un evoluzione al ritmo del Bolero (VEDI PRIMA PARTE).
"Tomia Marge did the miniature sets on parallel tables and painted the backgrounds, which she followed from Doug Henderson's illustrations. "Doug is a great wildlife and landscape artist, whose specialty is doing dinosaurs" Phil Tippett, 1986 (Fonte)