domenica 11 novembre 2012

Oscure orbite: _Sauroniops pachytholus_ Cau, Dalla Vecchia e Fabbri 2012


 Emiliano Troco (illustratore) & Andrea Cau  (paleontologo), 2011 
Ricostruzione ritraente Sauroniops e Spinosaurus 
MPM 2594 (sigla dell'esemplare olotipo di Sauroniops pachytholus

"MPM 2594" non ha un aspetto molto spettacolare, è solo un frammento isolato, di interpretazione poco immediata. Negli ultimi giorni ha acquistato sempre più popolarità, senza mai essere citato, conquistando le "vette" divulgative del Web (es. National GeographicDiscovery News). Il successo mediatico è in gran parte dovuto al nome scientifico del genere di appartenenza, Sauroniops, dedicato a Sauron, l'entità più oscura dell'immaginario de "Il Signore degli Anelli". I titoli degli articoli abbinano efficacemente due tra i più celebri mostri mediatici, Sauron ed il T-Rex (una versione popolare, scientificamente deforme e mutaforma, della specie Tyrannosaurus rex), in un cocktail memetico di sicuro impatto attrattivo. Ma Sauroniops non proviene dalla Terra di Mezzo... Risale al Mesozoico, l'era della "vita di mezzo", e viene ricondotto al Cenomaniano, una delle età più "oscure" ed enigmatiche del Cretaceo, di cui occupa una fase intermedia. Tutte queste terminologie (geo)cronologiche potrebbero confondere i lettori più inesperti. In breve, si può affermare che ad ogni intervallo di tempo corrisponde un insieme concreto di strati rocciosi,  originatisi in quel preciso periodo. Nel caso di Sauroniops, la questione è molto più complessa del solito. L'esemplare olotipico proviene dal Marocco sudorientale, ed è attribuito alle formazioni geologiche del cosidetto "Kem Kem", una delle più problematiche associazioni  fossili del Mesozoico, ancora oggi priva di un inquadramento stratigrafico ben delineato. Non è del tutto chiaro, ad esempio, in che modo variassero le faune dell'antico Kem Kem, ed entro quali precisi range temporali. Per quanto plausibile, la coesistenza, in uno stesso ecosistema, tra Sauroniops e Spinosaurus va ancora accertata. Ma la questione è ancora più intricata...

Le associazioni a vertebrati fossili cenomaniane-turoniane del Marocco sudorientale, su un fondale geocronologico di circa 8 milioni di anni, un lasso di tempo pari al "campo d'azione" della paleoantropologia. Il cosiddetto Kem Kem accorpa le formazioni Ifezouane e Aoufous (grafico da Cavin et al., 2009 / per approfondimenti online: Theropoda).  
L'esemplare MPM 2594 è stato scoperto, o meglio "riscoperto", tra gli scaffali di un museo, il (geo)sito originale del rinvenimento rimane ignoto. Un cittadino di Montevarchi ha segnalato e donato il reperto al museo paleontologico locale, dopo averlo acquistato a Taouz, da un commerciante di fossili. I frammenti d'osso di  dinosauro vengono venduti ai turisti per qualche migliaio di euro, ma la loro esportazione in Italia rimane illegale. E' possibile che MPM 2594 fosse parte di uno scheletro completo, diviso in souvenir, ma ormai è troppo tardi. Potete immaginare quanta simpatia nutrano i ricercatori nei confronti del commercio di simili reperti (anche ammettendo, come loro destinazione, la più prestigiosa collezione privata = non esistono). Matteo Fabbri, un giovane neolaureato in Scienze Geologiche (Firenze), riscopre il fossile e lo segnala a due dei più autorevoli paleontologi italiani, nell'ambito dei tetrapodi mesozoici: Fabio Marco Dalla Vecchia e Andrea Cau.

Il luogo del ritrovamento, il Museo Paleontologico di Montevarchi.
 Il sito web del museo:  "Vieni a scoprire i nostri fossili"

Grazie a questa semplice collaborazione, un potenziale fermacarta (non dei migliori) si trasforma in uno studio scientifico (a questo indirizzo, ma potete scaricare un articolo precedente, dal sito dell'Acta Paleontologia Polonica), con la conseguente (fortunata) popolarizzazione mediatica. Essendo amico dei tre autori, non posso che simpatizzare per l'insieme dei loro sforzi scientifici, tuttavia, per un non addetto, MPM 2594 rimane un sasso rossastro. Cosa lo rende così speciale? Per la maggior parte dei notiziari, sicuramente Sauron. Per giustificare l'articolo di questo blog, la ricostruzione "in vivo" eseguita da Emiliano Troco (non sempre ricordato dai notiziari) e Andrea Cau. Per un paleontologo o un anatomista specializzato, la sua morfologia atipica (rispetto alle ossa frontali di altri teropodi, inclusi gli altri generi del Kem Kem), sufficiente a motivare l'istituzione di un nuovo genere, Sauroniops. Andrea Cau ha alle spalle una discreta esperienza nello studio anatomico e filogenetico dei teropodi mesozoici e, come Fabio Dalla Vecchia, aveva già affrontato le difficoltà connesse all'interpretazione di reperti frammentari (insieme hanno descritto, nel 2011, il primo fossile di notosuco italiano, un semplice dente). Pur limitandosi ad un singolo frontale, esso risulta particolarmente ricco d'informazioni, ed un'analisi filogenetica, quantitativa, basata sulla distribuzione di 817 caratteri morfologici, ha permesso a Cau et al. di ipotizzare, con buona probabilità, l'attribuzione ad una nuova forma carcarodontosauride. Come potrete immaginare, resti così frammentari diventano facile preda di vignette umoristiche, e certo la storia della paleontologia non manca di sviste colossali (le quali, per fortuna, rappresentano solo una casistica da "guinness delle curiosità", anzichè la media).

MPM 2594 in vista dorsale (A), ventrale (B), laterale (C), anteriore (D), mediale (E) e posteriore (F); le parti in grigio indicano le regioni danneggiate.

"Materia oscura" di Sidney Harris.


Uno sketch dei Monty Python , tra  frammenti  mal interpretati e competizioni di stazza (di rilevanza mediatica, più che scientifica). Problemi su scala archeologica, millenaria.

Ottica deformata

Gideon Mantell (1790-1852) è celebre per aver confuso un artiglio per un corno, non viene ricordato per aver previsto (in modo deduttivo, non intuitivo) una netta sproporzione tra arti anteriori e posteriori in Iguanodon; le famose ricostruzioni "in vivo" del Crystal Palace sono basate sulle idee del suo contemporaneo Richard Owen, un anatomista, il quale trascurò l'ipotesi che potesse trattarsi di un bipede (facoltativo o meno), mal interpretando l'omero fossile. Secondo Owen, una divinità aveva progettato gli esseri viventi secondo un preciso piano universale, archetipico, predeterminato. La sua visione del passato preistorico era costellata da un insieme di singole creazioni divine; a suo giudizio, i rettili mesozoici erano gli ideali dominatori del loro mondo perduto, creature superiori, simili a mammiferi: "Nessuna lucertola vivente mostra differenze così significative nella struttura dei denti, nella forma delle vertebre, negli arti, come l'iguanodonte rispetto all'iguana". Anche l'aspetto del megalosauro (un grande teropode carnivoro) venne ripensato, e Owen ne propose una versione ben poco lacertiliana.


Una prima ricostruzione di Owen & Hawkins, pubblicata nel 1854. Delle parti scheletriche qui ritratte, solo il dentale (l'olotipo) viene ancora ricondotto alla specie Megalosaurus bucklandi.

Nel complesso, la nuova ricostruzione non differiva di molto da quella dell'iguanodonte (ridimensionato da 30.5 a 8.5 metri, sulla base di una comparizione con i mammiferi giganti), dalla quale si distingueva (al di là della natura carnivora) per un carattere del tutto inusuale: una gobba sul dorso. Mentre Owen pianificava la ricostruzione dei sauri del Crystal Palace, venne a conoscenza della scoperta di alcune bizzarre vertebre, contraddistinte da spine neurali molto sviluppate. L'anatomista le attribuì a Megalosaurus, ed ecco spiegata la strana gobba del modello "in vivo" (NdR: le vertebre costituiscono oggi l'olotipo di Becklespinax altispinax Olshevsky, 1991).


Il megalosauro del Crystal Palace (1853) e l'olotipo di Becklespinax altispinax (BMNH R1828), costituito da tre vertebre dorsali.
Ma erano i tempi delle prime scoperte, e Megalosaurus non è più un rettile senza storia evolutiva, pur rimanendo un genere fossile enigmatico... Per quel che riguarda Becklespinax, alcuni autori ne sostengono un'attribuzione carnosauriana. Ciò è avvalorato dalla recente scoperta di una bizzarra specie di carcarodontosauride, Concavenator corcovatus, dotato di una sorta di doppia "vela" (vedi "Velisti per caso e necessità") e potenzialmente prossimo o persino equivalente a Becklespinax. L'esemplare olotipico è rappresentato da uno scheletro articolato pressoché completo, con tanto di impronte tegumentarie (tubercoli lungo il ventre della coda, e  i metatarsi). Una creatura assolutamente bizzarra, inattesa.




Concavenator corcovatus Ortega, Escaso & Sanz, 2010

Torniamo dunque sui passi di Sauroniops, reduci di questa digressione storica. E'  vagamente possibile che Sauroniops appartesse ad un gruppo distinto di teropodi giganti, incredibilmente simili ai carcarodontosauridi nella regione ossea del frontale; in un primo momento, gli autori dello studio hanno preferito evitare l'istituzione di una specie, in vista di questa possibilità, poi rivelatasi molto meno probabile. E' anche possibile che le proporzioni generali di Sauroniops variassero in modo consistente da quelle di qualsiasi altro carcarodontosauride conosciuto ma, come ipotesi nulla (di partenza), rimane improbabile. MPM 2594 (attribuito ad un esemplare adulto, pienamente formato) supera per dimensioni il più grande frontale noto di Carcharodontosaurus saharicus, del 15-20%; inutile però azzardare stime dimensionali di comodo. L'analisi filogenetica proposta da Cau et al. 2012b ipotizza per Sauroniops una posizione relativamente basale nel cespuglio evolutivo dei carcarodontosauridi. I resti post-craniali di altre forme basali, quali Concavenator Acrocanthosaurus, evidenziano la presenza delle precedentemente citate "vele" o "gobbe" etc. (le virgolette sono d'obbligo, considerata l'ambiguità dei termini). E' possibile che anche Sauroniops ne fosse caratterizzato, rendendo il più celebre teropode del Kem Kem, Spinosaurus, meno singolare del previsto. Per ora, si possono fare solo congetture. La ricostruzione di Cau & Troco (2011) fa principalmente riferimento ad Acrocanthosaurus, trattandosi di un genere meglio conosciuto, abbastanza prossimo a Sauroniops. Deviantart comincia a popolarsi di ricostruzioni, più o meno direttamente basate sull'interpretazione "olotipica" di Cau & Troco (2011).


In alto, una ricostruzione cranica basata su Eddy & Clarke (2011) e l'opera di Troco & Cau (2011); in basso, un eterogeneo insieme di immagini devianti.
Tra i paleoillustratori sembrano esistere diverse forme di  "moderatismo": qualcuno è più conservativo in virtù dell'iconografia dominante (nel caso dei carcarodontosauridi, la forma-tipo potrebbe avvicinarsi ai generi più popolari, Giganotosaurus e Carcharodontosaurus), altri preferiscono un'interpretazione più filogeneticamente moderata (ammettendo la prossimità di Sauroniops a Concavenator e Acrocanthosaurus, è lecito immaginarlo con una qualche cresta dorsale di sorta). Le diverse "filosofie" risultano evidenti all'aumentare del margine speculativo che, nel caso dei generi fossili meglio conosciuti, riguarda principalmente l'interpretazione dei tessuti molli (es. morfologia e colorazione del tegumento esterno) o degli indicatori etologici e/o ecologici; perchè, ad esempio, nessuno degli artisti Deviant ha "conservato" il (proto)piumaggio dell'immagine originaria? Le componenti ideologiche, soggettive, tipiche di un periodo, sono sempre presenti. Forse non riguardano più gli archetipi del Creatore, ricercati da Owen, possono però riguardare, ad esempio, la scelta dei "tipi" di riferimento, ammettendo anche mescolanze con l'iconografia non naturalistica, di origine popolare o fantastica. Cau & Troco (2011) propongono uno scenario non dei più tradizionali (nel contesto dell'illustrazione paleontologica). La preda-tipo del mondo dei dinosauri paleoartistici coincide tradizionalmente con un qualche ornitischio o sauropode adulto, vittima della sua natura di vittima. In questo caso, ritroviamo invece un piccolo gruppo di spinosauri (raramente ritratti nella forma giovanile), in fuga da un adulto di Sauroniops.  Gli ecosistemi terrestri del Mesozoico vengono spesso deformati in base alle nostre aspettative da Animal Planet Channel, anche trascurando le evidenze paleontologiche disponibili, per quanto oscure e frammentarie. La paleoillustrazione "in vivo" è per sua natura un "deformatore ottico", ideologico, ma ciò non preclude la possibilità di essere originali e credibili, anche senza rievocare vecchie iconografie, o i loro fantasmi.

"Non c'è vita nel vuoto, solo morte"  (eng)

Per ogni altro approfondimento, rimando agli articoli originali e ai numerosi post di "Theropoda", blog gestito da uno degli autori dello studio.
12 luglio 2011 Megamatrix beta vers.1
12 luglio 2011 Size and Role
12 giugno 2012 MPM 2594 a raggi X
post dedicati a Sauroniops (a partire dal 28 ottobre 2012)


Cau A., Dalla Vecchia F.M., Fabbri, M., 2012a. Evidence of a new carcharodontosaurid from the Upper Cretaceous of Morocco. Acta Palaeontologica Polonica 57(3), 661– 665.

Cau A., Dalla Vecchia F.M., Fabbri, M., 2012b. A thick-skulled theropod (Dinosauria, Saurischia) from the Upper Cretaceous of Morocco with implications for carcharodontosaurid cranial evolution. Cretaceous Research doi:10.1016/j.cretres.2012.09.002.

Dietro una ricerca (o una birra)

3 commenti:

Anonimo ha detto...

non mettere l'etichetta "paleoartisti" a chiunque produca immagini preistoriche e le pubblichi sul web. molto spesso si tratta di ragazzini che vogliono soltanto riprodurre il proprio personale drago scientifico e non hanno nulla a che vedere con la comunità scientifica.

Troco

Fabio Manucci ha detto...

Ciao Troco
Mi riferivo unicamente a "ricostruzioni", e questo è innegabile. Ho anche riportato "artisti devianti", ma considerato il contesto (palesavo le scopiazzature), credo sia chiara la valenza ambigua.

Andrea Cau, PhD ha detto...

Delle versioni Deviantartistiche, la mia preferita è quella arancione in basso a destra.