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| Leroy de Barde, "Minéraux en cristallisation" (1813) |
AGATHAUMAS
"PALEOART & paleoimagery", tra Tempo Profondo ed Evoluzione
sabato 11 maggio 2013
Geologia e Arte
Vi segnalo un blog (a cura di Andrea Baucon) dedicato al rapporto tra geologia e arte, buona esplorazione: "Geology in Art".
mercoledì 8 maggio 2013
Ray Harryhausen (1920-2013): _Eohippus_
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Fabio Manucci
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sabato 4 maggio 2013
BBC "Ice Age Giants"
Nuova serie documentaristica BBC, dedicata alla megafauna pleistocenica. A livello visivo, si direbbe molto promettente! Il primo episodio andrà in onda il 19 maggio, "Land of The Sabre-Tooth".
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Fabio Manucci
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mercoledì 1 maggio 2013
"Le Isole del Tempo": paleobotanica illustrata, dall'Isola che non c'era
Nella maggior parte delle librerie si ritrovano sezioni dedicate alle opere, di stampo divulgativo, a sfondo paleontologico e/o evolutivo. La sezione per adulti è normalmente sprovvista di volumi illustrati (se si esclude qualche pregevole eccezione), ed è dominata da saggi evoluzionistici. La letteratura per l'infanzia è interamente monopolizzata da enciclopedie illustrate, dedicate ai soli dinosauri mesozoici, di qualità spesso molto discutibile (per approfondimenti, vi rimando a questo post: 12/10/2011 "Antropocentrismo e paleoillustrazione"). Esistono, tuttavia, dei casi a parte (es.1, 2, 3, 4).
L'eccezione più unica che rara è rappresentata, forse, dal volume "Le Isole del Tempo" (non solo per il titolo, davvero suggestivo). La copertina ha come protagonista una foresta, e l'unico dinosauro presente è quello del logo "Editoriale Scienza". Il libro ha autori italiani, è dedicato alla paleobotanica, e non a nulla che vedere con la tediosa manualistica universitaria. Libri simili mancavano dal panorama editoriale... internazionale. Il mondo verde preistorico non è certo un tema "in voga", nemmeno su questo blog (per vostra sfortuna - Disclaimer). Le specie vegetali sono raramente protagoniste dell'illustrazione paleontologica, e spesso vengono ridotte a sfondi stereotipati (o a fotomontaggi ambientali), non sempre in linea con i dati paleobotanici. Il che è imbarazzante, se si considera la quasi onnipresenza di soggetti floristici, oltre alle potenzialità strettamente scientifiche, oltre che divulgative, dell'illustrazione/scultura paleobotanica.

Ma torniamo al libro...
Diversamente da certe guide "alla dino-pokemon" (disseminate di ripetitivi identikit), questo volume parla di un viaggio. Ripercorre l'evolversi degli ambienti (non solo terrestri) fanerozoici, e lo fa in un modo del tutto originale, oltre che divertente. A trascinare il lettore (giovane, giovanissimo, vecchio, vecchissimo) in questa avventura sono le incredibili gesta del Capitano Giacinto Salsapariglia, raccontate attraverso il suo diario di bordo. La nave, il brigantino Flora, dopo essere stata attaccata da pirati saraceni e calamari giganti (che fortuna Capitano!), viene inghiottita da un fitto banco di nebbia. Quale fenomeno atmosferico è più spettacolare delle cosiddette "nebbie del tempo"!? E da qui parte un'avventura, ricca di meraviglie, in quel che può essere (senza dubbio) considerato l'arcipelago più epico di sempre. Ognuna delle isole visitate sembra appartenere ad un mondo a parte, un ideale scenario fossilizzato nel tempo, al sicuro dall'evoluzione. E così, senza scomodare i marchingegni della fantascienza classica, il brigantino risale il Tempo Geologico, fino a svanire nel nulla... James Cook in persona sembra abbia recuperato il baule con i diari di bordo, unica testimonianza del mirabolante viaggio. E dei contenuti "paleobotanici" del taccuino si occupa la seconda parte del libro, dedicata alla storia evolutiva delle piante, presentata in una forma semplice ma accattivante. Il volume è ricco di splendide tavole a colori, ad opera dell'illustratore Riccardo Merlo, realizzate sotto la supervisione scientifica dei restanti autori (Marta Mazzanti, Giovanna Bosi e Paolo Serventi). Il libro è consigliato, ovviamente, a "paleobotanici" in erba di tutte le età. Prima c'era l'Isola che non c'è; ora ci sono le Isole del Tempo. Un mare di tempo...
Aldilà delle isole...
Ne approfitto per segnalarvi un secondo libro, scritto e illustrato da Douglas Henderson: "Dinosaur Tree". Si tratta di un piccolo volumetto, non particolarmente vario nei contenuti, ma originale e suggestivo nella forma. Henderson è celebre per la sua abilità nel ricreare gli ambienti, antichi o moderni, e saprebbe rendere protagonista il mondo vegetale anche riempiendo la tavola di dinosauri.
Anche in questo caso la paleo-flora ci viene introdotta per mezzo di una storia, di un viaggio. Ma senza uomini. "Vita, morte e miracolosa fossilizzazione di una pianta" sarebbe stato un titolo azzeccato; ma i dinosauri sono più "librogenici", e non poteva mancarne un riferimento. La storia ci spinge indietro nel tempo di 225 milioni di anni, e ruota intorno ad un albero. Un ciclo di vita lungo mezzo millennio, dal minuscolo germoglio ad uno dei colossi del Triassico, alto settanta metri e pesante cento tonnellate. Una sorta di approccio biografico, utilizzato, più recentemente, anche per "Tree: A Life Story", un libro di David Suzuki e Wayne Grady, illustrato dal celebre Robert Bateman. Il libro di Douglas fornisce una panoramica accattivante, servendosi di appena una trentina di pagine. Douglas Henderson ha saputo fondere la sua esperienza prolungata nei pressi del Parco di Yellowstone con l'osservazione e lo studio dei fossili del Petrified Forest National Park. Due nature molto lontane tra loro, silenziose, come alberi e fossili.
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| La prima e l'ultima tavola. Il libro è corredato da diciassette illustrazioni, ordinate lungo l'arco di vita (e "post mortem") della pianta protagonista. |
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| L'albero degli anomodonti... L'illustrazione originale, realizzata a pastello, è attualmente in vendita (link). |
Ho sempre trovato meravigliose le illustrazioni di Henderson, fin da bambino, quando ebbi la fortuna di scoprirlo tra le pagine di "Dinosauri" (1993), di Sylvia e Stephen Czerkas. Il libro è completo di una breve sezione paleobotanica, in cui vengono elencati i generi floreali presenti nelle illustrazioni dell'intero volume. Non è molto, ma rende meno invisibili gli sfondi, riuscendo a suggerirne la complessità. Uno sfondo complesso è un invito all'esplorazione. Ovviamente, per il futuro, non posso che auspicare in una guida paleobotanica dignitosamente illustrata. Sarebbe più rivoluzionaria di qualsiasi rinascimento della speculazione, fornendo un valido riferimento visuale per la creazione degli ambienti.
""(...) one good picture is worth ten thousand words. In this context, I have never understood why large-format volumes of illustrations are often contemptuously dismissed by academic and intellectuals (though usually by the posturers rather than the folks of substance) as 'coffee-table books". I do not despise my coffe table as a low form of furniture (except in the strictly literal sense), and I regard beautiful and informative books of pictures as among the most sublime products of the publishing industry." (tratto da "The Book of Life: An Illustrated History of the Evolution of Life on Earth", di Stephen Jay Gould) per alcuni approfondimenti
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Fabio Manucci
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Jurassic Ark?
Uno degli aspetti più innovativi di "Jurassic Park" risiedeva nel tentativo di distanziarsi dal genere dei mostri, preferendovi una fantascienza più realistica, con dinosauri più credibili, "naturalistici". Tentativo, in parte, andato a buon fine, anche grazie al contributo creativo e visuale di alcuni dei più autorevoli "paleoartisti" del periodo. Tra i consulenti di romanzo e film vi erano Gregory Paul, Stephen e Sylvia Czerkas, Mark Hallett, Douglas Henderson, John Gurche, William Stout. Recentemente, a difesa della piuma (mancata, per il quarto capitolo cinematografico), si è scatenata una diffusa contestazione web, nel circolo dei fan e degli interessati. Quel che verrebbe ribadito è il potenziale orrorifico (?) dei dinosauri piumati. Per ottenere cosa? Ho realizzato un semplice fotomontaggio, per farmene un'idea: mostri vintage, su un'arca sci-fi alla deriva, con copricapo indiano.
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Fabio Manucci
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mercoledì 10 aprile 2013
Nick Bibby: dodo di bronzo
Project Extinct-Species http://www.extinct-species.com/
Sito dello scultore Nick Bibby http://www.nickbibby.com/
Non è chiaro se il termine "dodo" abbia avuto origine da un'espressione portoghese, olandese o di una qualche altra lingua. Potrebbe ispirarsi, in alternativa, alla "lingua" stessa del dodo, riprodotta in un suono bisillabico. In effetti, nulla è noto del richiamo dei dodo.
Is now for ever dumb" (tratto dalla poesia di Hilaire Belloc, "The Dodo", pubblicata nel 1896 )
Non solo ritratti...
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| Una testa originale di dodo - Collection Oxford University Museum |
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| Una copia virtuale della testa (e di alcuni resti cranici), dall'impressionante collezione di AVES 3d. |
Per chi auspica nella fantascientifica de-estinzione dei dodo, nell'assoluta necessità di ascoltare il suo (?) tubare: http://www.ted.com/tedx/events/7650
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Fabio Manucci
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16:03
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lunedì 1 aprile 2013
Tana precambriana
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| Geozoic... Life before the Cambrian |
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Fabio Manucci
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07:59
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Fragments of Ancient Life
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